Presentazione
Questo è il
sito ufficiale del Centro Interdipartimentale HHT dell'Università
di Bari, riconosciuto "Centro di Eccellenza" per la diagnosi
e la cura della Teleangiectasia Emorragica ereditaria (HHT) dalla Regione
Puglia.
Principali obiettivi
di questo sito sono:
- stabilire il primo
contatto tra il Centro e nuovi potenziali pazienti HHT.
- informare i pazienti già monitorati dal Centro sulle iniziative
in corso.
- diffondere la conoscenza e la cultura sulla malattia HHT, favorendo
gli scambi di informazione tra pazienti, famiglie dei pazienti e il personale
sanitario.
- mantenere uno stretto rapporto di collaborazione con le associazioni
degli ammalati.
Il
Direttore del Centro HHT
Prof. Carlo Sabbà
Il
Prof. Carlo Sabbà, Direttore del Centro HHT, ringrazia la Dr.ssa
Giuseppina Annicchiarico* che con la sua intensa attività ha supportato
la realizzazione di un progetto regionale che ha dotato i 14 CIR del Policlinico
di Bari di un coadiutore stabile. Al Centro HHT è stata attribuita
la Sig.ra Anna Maria Rinaldi.
(*) Medico
Pediatra impegnata nel campo delle Malattie Rare, in particolare per l’epidermolisi
bollosa
Definizione
La Malattia di Rendu-Osler-Weber nota anche come Teleangiectasia Emorragica
Ereditaria (sigla internazionale HHT da Hereditary Hemorrhagic Telangiectasia)
è una malattia ereditaria a trasmissione autosomica dominante,
caratterizzata da anomalie vascolari (capillari e venule) dovute alla
perdita dei tessuti di sostegno che normalmente circondano i vasi sanguigni
ed emorragie che possono interessare potenzialmente ogni organo (Fig.1).
Epidemiologia
E’ difficile stabilire la frequenza della malattia per la sua notevole
variabilità clinica, anche tra membri della stessa famiglia. Studi
recenti suggeriscono che è molto più comune di quanto si
ritenesse in passato; ciò probabilmente dipende soltanto in parte
da un reale aumento dei casi di HHT e soprattutto da una maggiore conoscenza
dell’affezione e quindi da una migliorata capacità diagnostica
nei confronti di una malattia per troppo tempo non adeguatamente conosciuta
e studiata e spesso non diagnosticata (Fig.
2,3).
Cause
Ricerche genetiche recenti (1994-1995) hanno permesso di identificare
le alterazioni genetiche responsabili e di distinguere l’HHT in
due tipi in base al cromosoma interessato:
- HHT 1: mutazione di un gene localizzato sul cromosoma 9 che codifica
la sintesi di Endoglina;
- HHT 2: mutazione di un gene localizzato sul cromosoma 12 che codifica
per una proteina indicata con la sigla ALK-1 (Activin Like Kinase 1).
L’HHT viene trasmessa come carattere autosomico dominante. Ciò
significa che per ogni gravidanza padre o madre affetti hanno una probabilità
del 50% di trasmettere al figlio la mutazione e quindi la malattia, indipendentemente
dal sesso del nascituro (Fig.
4).
Endoglina e ALK-1 sono proteine necessarie al corretto sviluppo dei vasi
sanguigni:
l’anomalia in uno di tali geni comporta un difetto nella produzione
della rispettiva proteina e quindi altera lo sviluppo dei vasi con dilatazione
degli stessi e formazione di teleangiectasie e di malformazioni artero-venose
(AVM). Queste hanno distribuzione ubiquitaria, sono scarsamente resistenti
agli stimoli meccanici e pertanto facilmente sanguinanti al minimo trauma
o anche spontaneamente.
Un evento relativamente frequente nell’HHT 1 è la formazione
di fistole artero-venose, anormale “cortocircuito” tra arterie
e vene, principalmente a livello polmonare (PAVMs), ma anche cerebrale
(CAVMs) ed epatico (HAVMs). Nell’HHT 2 il rischio di fistole polmonari
sembrerebbe molto più basso.
Pertanto l'identificazione del gene mutato potrebbe avere un importante
ruolo clinico: decidere l'appropriato screening per l’identificazione
di PAVMs negli individui affetti da HHT.
Non esistono portatori sani della malattia in grado di trasmetterla senza
esserne affetti.
Nelle famiglie affette però possono esistere individui che pur
possedendo l’alterazione genetica presentano sintomi talmente lievi
da passare inosservati anche per molti anni. Ne deriva la necessità
di uno screening in tutti i membri delle famiglie colpite anche senza
segni apparenti di malattia.
Aspetti clinici
Una caratteristica dell’HHT è la sua estrema variabilità
clinica; nell’individuo che eredita la malattia non è possibile
prevederne il grado di gravità clinica.
Naso: Il sintomo più frequente presente nel 96% dei casi è
rappresentato dalle epistassi spontanee e ricorrenti. Compaiono in media
all’età di 10 anni ma possono insorgere anche più
precocemente.
Hanno una frequenza variabile da una a due volte l’anno a più
volte al giorno e nei 2/3 dei pazienti tendono a diventare più
frequenti con il passare degli anni. Variabili sono anche la loro durata
(da pochi secondi a varie ore) e gravità (talvolta lievi, talvolta
abbastanza gravi e frequenti da causare anemia e richiedere trasfusioni
di sangue).
Raramente compaiono in età avanzata contribuendo a rendere più
difficile la diagnosi di HHT e ponendo problemi di diagnosi differenziale
con altre patologie, innnanzitutto l’ipertensione arteriosa (Fig.
5,6).
Cute e mucose: Le teleangiectasie cutanee (polpastrelli delle dita) e
mucose ( labbra, cavo orale, congiuntive, mucosa nasale) compaiono più
tardivamente, in genere tra i 30 e i 50 anni di età. Sono piccole
lesioni piane o rilevate dal caratteristico colore rosso vivo o rosso
violaceo, costituite da capillari dilatati e raggomitolati, molto fragili
e quindi facilmente sanguinanti con perdite comunque scarsamente rilevanti.Hanno
dimensioni variabili nel tempo per un lento ma progressivo accrescimento
e tendono in genere ad aumentare di numero (Fig.
7).
Polmoni: L’impegno viscerale rende la malattia sicuramente più
grave per le conseguenze d’organo e sistemiche che può comportare.
Il 30-35% dei pazienti presenta fistole artero-venose polmonari (PAVMs)
(Fig. 8). Sono rare
nell’infanzia e si manifestano tra i 20 e i 50 anni. Possono rimanere
stabili o le loro dimensioni possono aumentare progressivamente nel corso
degli anni. Sono spesso multiple e bilaterali, localizzate solitamente
nei lobi inferiori, con compromissione dell’importante funzione
di filtro normalmente svolta dalla rete dei capillari polmonari a causa
dell’anomala comunicazione tra arteria e vena (shunt destro-sinistro)
che così si viene a creare. La fistola impedisce ai capillari polmonari
di trattenere eventuali coaguli o colonie batteriche circolanti che passano
nel circolo sistemico causando attacchi ischemici transitori (TIA), ictus
ischemico, ascessi cerebrali, complicanze potenzialmente letali o comunque
invalidanti, spesso manifestazione d’esordio dell’HHT. Ne
deriva l’importanza di una corretta profilassi antibiotica in occasione
di estrazioni dentarie o di indagini strumentali invasive (endoscopia)
o inserimento di spirale nella donna (Fig.
9). Lo shunt destro-sinistro causa riduzione della quantità
di ossigeno in circolo (ipossiemia), soprattutto in presenza di lesioni
multiple, può essere responsabile dell’insorgenza di difficoltà
respiratoria (dispnea), affaticabilità, cianosi labiale e del letto
ungueale, policitemia (aumento compensatorio dei globuli rossi in rapporto
alla scarsa ossigenazione).
Più raro è il sanguinamento con presenza di sangue nell’espettorato
(emottisi) e più raramente nel cavo pleurico (emotorace), eventi
per i qualì sembrerebbe lievemente più a rischio la donna
in gravidanza (III trimestre).
Donne HHT prima della gravidanza, pazienti con storia familiare di PAVMs
o accidenti neurologici o con una mutazione del gene endoglina nota (HHT1),
data l'alta frequenza di complicanze neurologiche meritano quindi uno
screening dettagliato.
Cervello e midollo spinale: Malformazioni vascolari cerebrali (CAVMs)
sono presenti nel 5-10% dei casi, responsabili di cefalea, epilessia,
ictus emorragico (rottura di aneurismi) con esiti a volte invalidanti
(paraparesi) (Fig.
10).
La cefalea è sicuramente la manifestazione neurologica meno grave,
tuttavia è spesso invalidante e comunque responsabile di una maggiore
utilizzazione di FANS che peggiorano la tendenza al sanguinamento.
Più rare sono le malformazioni artero-venose a livello del midollo
spinale, sospettate in presenza di dolori in regione paravertebrale e/o
disturbi della sensibilità a carico degli arti. La presenza di
fistole perimidollari è fortemente suggestiva di HHT e può
essere uno dei primi segni della malattia nei bambini.
Fegato: Le fistole artero-venose epatiche (HAVMs) sono frequenti (75 %
secondo la nostra esperienza) e spesso asintomatiche e pertanto il loro
trattamento generalmente non è necessario, mentre è utile
il loro monitoraggio nel tempo (Fig.
11). Comportano un aumento di pressione nel sistema venoso portale
e un sovraccarico di lavoro per il cuore. Possono essere infatti causa
di stasi biliare, cirrosi epatica atipica con ipertensione portale e,
soprattutto se voluminose, di cardiopatia congestizia (scompenso cardiaco
ad alta portata).
Possono essere diagnosticate mediante eco-color-Doppler, angiografia selettiva
dell'arteria mesenterica (in previsione di una embolizzazione).
Tratto gastrointestinale: Nel 25% dei casi è possibile il sanguinamento
gastrointestinale per la presenza di teleangiectasie a livello della mucosa
di esofago, stomaco ed intestino, rilevabili endoscopicamente (Fig.
12). Di solito l'esordio è nella V-VI decade. Lo stillicidio
cronico può determinare l'anemizzazione del paziente e rendere
necessaria l’assunzione di supplementi di ferro e/o trasfusioni
di sangue.
Altri organi: Sono state osservate anche teleangiectasie retiniche responsabili
di emorragie intraoculari; possibile il sanguinamento a livello del tratto
genito-urinario.
Diagnosi
La diagnosi si basa sull'osservazione clinica (sintomi, segni) e sulla
storia familiare del paziente. Sono stati recentemente pubblicati dei
criteri diagnostici (Shovlin et al.- American Journal of Medical Genetics,
2000) per la definizione di diagnosi CERTA (soddisfatti almeno 3 criteri
su 4) o SOSPETTA (2 criteri su 4) (Fig.
13):
1) epistassi spontanee e ricorrenti
2) teleangiectasie multiple nelle sedi tipiche (labbra, cavo orale, mucosa
nasale, polpastrelli delle dita)
3) fistole, malformazioni artero-venose o altre anomalie vascolari viscerali
(polmoni, cervello, midollo spinale, fegato stomaco, intestino)
4) familiarità positiva (un parente di I grado con HHT certa).
Nelle famiglie affette
è possibile fare un’analisi genetica (linkage) per identificarte
quale sia il gene responsabile dei due sino ad oggi noti. Tale indagine
può servire ad identificare gli individui che pur avendo ereditato
la mutazione non presentano segni apparenti di malattia, a correlare il
genotipo con il fenotipo ricordando che la mutazione per l’endoglina
determina il fenotipo HHT con estrinsecazioni più severe sul piano
clinico (fistole polmonari e cerebrali).
Noi abbiamo intrapreso lo studio delle basi molecolari dell’HHT
in famiglie italiane selezionate sulla base dei criteri diagnostici sopra
esposti individuando diverse nuove mutazioni. La diagnosi molecolare ha
consentito l’identificazione di individui, figli di soggetti affetti,
che hanno ereditato la mutazione e non senza sottoporre gli stessi ad
esami strumentali. Come già detto, i portatori di mutazioni del
gene per l’endoglina hanno maggior rischio di alterazioni dei vasi
polmonari e cerebrali. Sulla base della mutazione genica e della storia
clinica della famiglia diviene possibile sottoporre i soggetti a rischio,
cioè quelli che hanno ereditato la alterazione genica, a controlli
strumentali in modo da seguire l’evoluzione delle eventuali malformazioni
vascolari ed intervenire tempestivamente.
Tutti gli individui con diagnosi certa o sospetta dovrebbero sottoporsi,
per una migliore definizione diagnostica e per la prevenzione mediante
opportuni accorgimenti di complicanze anche fatali, ai seguenti esami:
- ematochimici: esame emocromocitometrico, assetto marziale, emogasanalisi
arteriosa;
- strumentali: ECG, ecografia dell’addome, eco-color-doppler del
sistema venoso portale e delle arterie digestive, radiografia del torace,
ossimetria transcutanea, ecocardiografia con m.d.c., EGDS, RM encefalo,
TC spirale del torace e dell’addome, angiografia.
Terapia
L’HHT è una malattia genetica non suscettibile di guarigione
in quanto attualmente non vi è ancora la possibilità di
attuare un trattamento specifico ( terapia eziologica “genetica”).
Pertanto nostro obiettivo non può essere curare il paziente ma
controllare i sintomi locali e sistemici della malattia e prevenire le
complicanze, in modo da garantire una vita il più possibile accettabile
sia dal punto di vista funzionale che psicologico.
In presenza di epistassi può essere utile l’osservazione
di alcune norme igienico-sanitarie quali l’adeguata umidificazione
dell’ambiente, l’applicazione quotidiana di lubrificanti nasali,
evitare la permanenza in ambienti troppo caldi o troppo freddi, evitare
sforzi e traumi nasali, evitare l’assunzione di farmaci vasodilatatori,
ASA e FANS per la loro interferenza con la normale coagulazione. Una significativa
riduzione della frequenza di epistassi è stata osservata con l’assunzione
di acido tranexamico ad alte dosi (1 g x 3/die) per os (in bolo o in infusione
e.v. al momento dell’epistassi); dubbia invece l’efficacia
di estroprogestinici (donne che non rispondono alla terapia laser).
Se queste misure risultano insufficienti e la frequenza e la durata delle
epistassi compromettono la qualità di vita del paziente, il primo
trattamento raccomandato è la fotocoagulazione laser, ben tollerata
ma non definitiva per la formazione di nuove teleangiectasie per cui è
necessario ripetere il trattamento nel tempo.
La dermoplastica della mucosa nasale deve essere presa in considerazione
soltanto in caso di fallimento della terapia laser. Consiste nell’asportazione
della mucosa nasale sostituendola con un lembo cutaneo e, se eseguita
correttamente, riduce la frequenza e la durata delle epistassi. Successivamente
è bene mantenere sempre ben umidificata la cavità nasale;
la recidiva non consente di ripetere l’intervento.
L’embolizzazione arteriosa è anche efficace, ma solo temporaneamente
(6-8 settimane) in quanto le arterie collaterali a quella embolizzata
provocano rapidamente una recidiva.
Da evitare in ogni caso la cauterizzazione elettrica o chimica che, soprattutto
se condotte da mani non esperte, possono causare alterazioni importanti
a carico delle strutture nasali. Terapia marziale o emotrasfusioni sono
indicate in caso di anemizzazione.
Una profilassi antibiotica è consigliabile in previsione di interventi
chirurgici o estrazioni dentarie, dal momento che la presenza di PAVMs
in questi pazienti può essere clinicamente silente.
La terapia laser è anche il trattamento di scelta per le teleangiectasie
cutanee facilmente sanguinanti o più antiestetiche (laserterapia
dermatologica).
In caso di sanguinamento dal tratto gastrointestinale la terapia farmacologica
con estroprogestinici, danazolo ed octreotide ha mostrato risultati promettenti
con una riduzione del bisogno di trasfusioni. Nei casi che non rispondono
favorevolmente alle terapie ormonali è indicata la cauterizzazione
termica o laser per via endoscopica.
Il trattamento delle fistole epatiche generalmente non è necessario
e viene riservato ai casi in cui esse sono causa di complicanze.
L’embolizzazione arteriosa può migliorare il quadro clinico
dello scompenso cardiaco ma, nello stesso tempo, può determinare
necrosi epatica e/o biliare per cui viene utilizzata soltanto in particolari
circostanze, eseguita da specialisti con esperienza di localizzazione
epatica dell’HHT.
Il trapianto d’organo rimane il trattamento di scelta per le malformazioni
artero-venose epatiche in presenza di una sintomatologia importante.
Il trattamento delle PAVMs è necessario per prevenire eventuali
complicanze neurologiche e polmonari e comunque migliora la performance
del paziente (aumenta la tolleranza all’esercizio fisico). Tutte
le PAVMs di diametro superiore a 3 mm devono essere trattate, ovviamente
in “mani esperte”.
Attualmente l’embolizzazione transcatetere percutanea con palloncino
o spirali metalliche, in centri con adeguata esperienza, è la terapia
di scelta (Fig. 14).
Le CAVMs possono essere trattate in maniera differente secondo le loro
dimensioni, struttura e sede, chirurgicamente o con embolizzazione transcatetere
o con radioterapia stereotattica. Sono indicazioni al trattamento dimensioni
superiori a 1 cm, l’aumento delle dimensioni con il tempo, l’emorragia.
Centri per
lo studio, la diagnosi e la terapia dell’HHT
E’ evidente che l’HHT necessita di un più preciso inquadramento
epidemiologico, diagnostico e terapeutico e di ulteriori studi per l’individuazione
della mutazione genetica nell’ambito delle famiglie affette e per
rendere possibile una diagnosi prenatale.
Facendo propria questa esigenza presso l’Unità Operativa
Medicina Interna “Augusto Murri” dell’Università
degli Studi di Bari da settembre 2000 abbiamo cominciato a ricoverare
in regime di day hospital ed ordinario pazienti potenzialmente affetti
da HHT.
Il primo approccio avviene in ambulatorio (istituito proprio per garantire
un punto di riferimento per tutti quei pazienti con HHT ed urgenza di
riferirsi alla struttura sanitaria) e consente di screenare i pazienti
in base alla storia familiare, ai sintomi ed ai segni caratteristici mediante
accurata anamnesi personale e familiare, esame obiettivo, compilazione
di una scheda di valutazione.
I pazienti con familiarità positiva per HHT vengono valutati mediante
ricovero in regime di day-hospital (1 giorno); quelli con diagnosi sospetta
o certa o che necessitano di assistenza (grave anemizzazione, copiosa
epistassi in atto) effettuano invece ricovero ordinario (degenza media
di 5 giorni).
Questi ultimi infatti necessitano di uno screening completo per la stadiazione
della malattia e in day hospital l’esecuzione di indagini strumentali
richiede più accessi, ponendo problemi logistici ai pazienti le
cui condizioni generali appunto sono spesso precarie.
Tutti i pazienti vengono sottoposti ad esami ematochimici comprendenti:
esame emocromocitometrico, assetto marziale, funzionalità epatica
e renale, ricerca marcatori virali per HCV ed HBV, dosaggio del VEGF e
del TGF-beta, prelievi per screening genetico.
Effettuano inoltre consulenza genetica, consulenza ORL, consulenza oculistica,
consulenza ginecologica e valutazione psicologica.
Durante il day hospital i pazienti effettuano i seguenti esami strumentali:
ECG, ecocardiografia con mezzo di contrasto, ecografia dell’addome,
eco-color-Doppler dei vasi portali e delle arterie digestive, spirometria,
ossimetria transcutanea in clino ed ortostatismo, capillaroscopia periungueale.
Gli esami strumentali eseguiti durante il ricovero comprendono oltre ai
suddetti: TC torace-addome ad alta risoluzione, RM encefalo, EGDS ed eventualmente
videocapsula endoscopica e colonscopia (Fig.
15,16,17).
Da questa esperienza è derivata la consapevolezza della necessità
di un Centro Interdipartimentale Universitario di Studio e Ricerca sul
Morbo di Rendu-Osler-Weber e conseguentemente lo sforzo per unificare
le varie competenze mediche di cui questa patologia necessita (Fig.
18).
Determinante per il riconoscimento e la gestione della malattia è
infatti l’approccio clinico multidisciplinare, reso possibile dal
coinvolgimento degli specialisti di altre strutture che affiancano internisti
con esperienza nel campo della patologia vascolare nella valutazione dei
vari aspetti clinici dell’HHT (otorini, genetisti, radiologi, ematologi,
coagulologi, pneumologi, cardiologi, endoscopisti, dermatologi, psichiatri).
Con l’annesso Centro Interdipartimentale si cerca di favorire l’adeguata
formazione del personale sanitario, assicurare la diffusione di informazioni
sull’HHT (grazie soprattutto all’esperienza di chi vive personalmente
la malattia), favorire la ricerca scientifica sugli aspetti ancora non
conosciuti della malattia, fornire ai pazienti l’adeguato supporto
nelle situazioni d’emergenza, instaurare rapporti di collaborazione
mediante protocolli d’intesa con l’Associazione Italiana degli
ammalati HHT. La collaborazione con tale Associazione è importante
per accogliere il paziente e seguirlo in maniera adeguata nel tempo fornendogli
il necessario supporto psicologico, per favorirne l’educazione mediante
incontri con personale sanitario specializzato ed altri pazienti affetti
da HHT.
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